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Da secoli le donne hanno
coi sigari una associazione leggendaria. La prima fabbrica di tabacco fu
costruita in Spagna nel 1620 e durante il diciassettesimo secolo, a
Siviglia, molte donne lavoravano nelle manifatture di sigari tanto ché
spesso furono immagini ispiratrici di molti scrittori francesi.
Il libro di Prosper Merimee "Carmen" fu concepito osservando
queste donne e più tardi adattato all’opera lirica nella quale Carmen
sfrontatamente fumava sigari nella piazza della città.
Delle prime lavoratrici del tabacco in Spagna, Pierre Louys scrisse:
"Le pudiche indossano una blusa, ma la maggior parte delle ragazze
lavora con i seni scoperti, vestite solo di una gonna di tela arrotolata
sulle cosce. Qualcuna di loro non é attraente, ma sono tutte interessanti
e molte di loro molto belle, con seni pieni e pelle chiara e
splendente." Le madri portavano con sé i loro figli al lavoro;
alcuni bambini giacevano dormienti accanto alle loro madri lavoratrici.
La prima donna entrò in una fabbrica di sigari all’Avana nel 1878. Era
europea. Ma fino al 1960 nelle manifatture di sigari cubane non era
permesso alle donne arrotolare sigari – un mestiere che era solo per
uomini. Prima di allora, il lavoro delle donne era limitato alla selezione
delle foglie. Alle donne non era permesso arrotolare sigari da una parte
per motivi religiosi e dall’altra per regole sindacali. Le donne spesso
selezionavano le foglie appoggiandole sulle loro cosce, dando origine al
famoso mito che i sigari venivano arrotolati sulle cosce di belle vergini
cubane.
Nella cultura Azteca del quattordicesimo secolo, piante e borse di tabacco
erano l’insegna di donne-medico ed ostetriche.
Durante i primi anni del 1600, i medici europei credevano che ci fosse un
collegamento tra la salute delle donne ed il tabacco. Così essi
prescrivevano tabacco arrotolato – sigari – per le loro pazienti per
curare mal di testa, mal di denti e raffreddore. Nell’America Latina, è
comune l’uso dei sigari da parte delle donne nei loro rituali domestici
di guarigione.
Nel diciottesimo secolo, in America e in Europa, donne e uomini fumavano
sigari in egual numero. Intorno al 1830, le donne americane fumavano
frequentemente. Nel 1846 Charles Dickens incontrò in Germania una signora
americana con la propria figlia che dopo una piacevole lo coinvolsero
nella degustazione di un sigaro.
Nel diciannovesimo secolo le donne europee mostrarono un crescente
entusiasmo nel fumare sigari assaporandoli dietro le porte chiuse dei
bagni turchi a loro riservati o nei loro salotti esclusivi.
Alla fine di questo secolo ed ai primi del ventesimo, la pressione sociale
negativa verso le donne fumatrici si fece sentire, solo in America Latina
le donne non soffrirono, come quelle americane ed europee, di questa
situazione.
Per evitare il rimprovero sociale rivolto alle donne fumatrici di sigaro,
quelle che lavoravano nelle manifatture in Florida, tagliavano i sigari e
riarrotolavano il tabacco nella carta da sigarette tenendole quindi unite
con mollette per capelli: un tocco grazioso e prova dell’ingenuità
femminile.
Le donne che in quel periodo fumavano pubblicamente prediligevano sigari
dal piccolo formato, alcuni con dei gentili piccoli bocchini di paglia.
Quelle che non fumavano sigari certamente li acquistavano per i loro
mariti. La regina di Spagna, durante un viaggio all’Avana, spese $ 1.000
in sigari per il proprio consorte, Don Francisco de Asii.
Nel 1920, l’industria del tabacco diresse la propria campagna
pubblicitaria verso le donne incoraggiandole a fumare sigarette. Tale
pubblicità fece apparire il fumare un sigaro come ingombrante e una
perdita di tempo.
A Berlino, nello stesso anno, sorsero molti clubs di donne fumatrici di
sigaro fondati da artiste, scrittrici, proprietarie di locali e da donne
che avevano perso il loro stato sociale a causa del loro promiscuo
comportamento sessuale. Crebbero come funghi. Erano luoghi per donne
progressiste che desideravano incontrarsi, intrattenere rapporti sociali
ed amichevoli ed anche esercitare il loro potere.
Alcuni di questi clubs nacquero anche a New York, a Chicago ed in altre
importanti città degli Stati Uniti, ma oggi di loro esiste solo una
piccola traccia. Essi vissero dietro una fumosa cortina di segretezza.
Negli anni più recenti del nostro secolo è abbastanza frequente vedere
donne fumare pubblicamente sigari negli Stati Uniti. Anzi, oggi, oltre a
fumarli, molte di esse lavorano per svilupparne il mercato degli
accessori, disegnano scatole e portacenere, alcune, addirittura, producono
e commercializzano una propria linea di sigari.
Vent’anni fa, la maggior parte delle donne, molto probabilmente, poteva
fumare il sigaro solo clandestinamente. Le più coraggiose dividevano
questo sfrontato gesto con i loro familiari o, all’occasione, con gli
amici più intimi. E sempre discretamente. Circolano storie di donne –
cresciute intorno al tabacco o lavoratrici dello stesso – sorprese dai
propri figli o nipoti a fumare sigari da esse stesse arrotolati.
Non serve più tutta
questa segretezza!
Ci stiamo avvicinando al
ventunesimo secolo e non è più inusuale per donne dai diversi stili di
vita, fumare sigari al ristorante, nei clubs per fumatori, un tempo
dominio degli uomini, e organizzare speciali eventi in onore del sigaro.
Poiché le donne stanno diventando sempre più competenti nel fumare e
nell’acquistare sigari, gli uomini danno loro il benvenuto nel
"gregge". Essi cominciano ad apprezzare il legame speciale che
si crea con una donna speciale quando si condivide con lei l’esperienza
del gustare un sigaro. Alcuni preferiscono che siano le loro mogli a
scegliere i loro sigari: l’acquisto fa parte del rituale.
Fumare un sigaro per gli uomini è sempre stato un rituale per celebrare
nascite, compleanni, la realizzazione di un impresa, per evidenziare la
loro immagine politica, per cementare importanti relazioni chiacchierando
seduti in comode poltrone. Anche le donne, oggi, fumano sigari
partecipando a questi eventi.
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