|
Mondosigaro
Homepage
PurosCubani
Toscani
CCB
Donne e
sigari
Biblioteca
Faq
Immagini
Sigari falsi
Vocabolario
|
|
Muffa
sui Sigari…. come fare? Cosa si intende per Finale Lungo o Corto? Cosa è il Glicole Propilene o Propilenico? Sapevate che: una
soluzione di sale e acqua (non allo stato liquido) crea in un ambiente chiuso
una U.R. (umidità relativa) precisa e costante del 75%.
Spesso
aprendo l'humidor si nota della muffa che fiorisce sul sigaro, localizzata
particolarmente sulla testa. Nozioni
base Purtroppo,
spesso, distinguere i sigari contraffatti con una semplice occhiata non è
affatto facile (se non impossibile), ma vale comunque la pena di seguire una
serie di consigli elementari e fondamentali: 1.
controllate se la vitola acquistata è distribuita ufficialmente in quel
paese; 2.
diffidate di super-offerte o sconti galattici; 3.
rivolgetevi a venditori "seri" e competenti instaurando un
rapporto di fiducia (stando comunque sempre all'erta!); 4.
controllate con maggiore attenzione i sigari "mitici", quelli
introvabili e più costosi (che sono i più falsificati!); 5.
verificate se la scatola riporta tutti i sigilli, marchi e accessori, e
controllatene anche i materiali, peso e dimensioni. Spesso troverete le scatole
già aperte per cui risulta impossibile giudicare la qualità dei sigari
dall'analisi della confezione, ma uno sguardo non fa male... cercate di evitare
comunque confezioni troppo "smanacciate"! 6.
controllate la fascetta dei sigari e rifiutateli se hanno evidenti
difformità dall'originale (tenete comunque presente che è facile falsificare
le fascette, quindi la perfezione della fascetta non garantisce la bontà del
prodotto); 7.
analizzate a questo punto la fattura del sigaro: testa, taglio del piede,
arrotolamento, capa, dimensioni, forma... (tutti dettagli che riprenderemo e
approfondiremo nel corso), magari confrontate il sigaro con uno sicuramente
originale o rivolgetevi a qualcuno che possa esservi di aiuto; 8.
provate un sigaro a campione, magari quello più "bruttino" ...
infatti spesso solo fumandolo si può avere la conferma della sua bontà! Mi è
capitato più spesso di quanto si possa immaginare di provare sigari
"belli" anche con un buon tiraggio e combustione ma insipidi o peggio
disgustosi... Tenete presente che si possono notare diversità (leggere) nel
sapore anche fumando uno stesso sigaro, (fatto questo maggiormente evidente nei
"puros"), dovuto al raccolto e alla lavorazione dei sigari non sempre
omogenei ... Spero
che questo primo decalogo (o ottalogo?) vi possa essere di aiuto per
evitare future..... fregature! Per
"puros" si intendono tutti i sigari costruiti con tabacco proveniente
da un'unica nazione; le foglie del ripieno (filler) (tripa), sottofascia (binder)
(capote), e fascia esterna (wrapper) (capa) devono quindi venire da piantagioni
di uno stesso paese. ·
Fuente Fuente Opus X (Dominicano) ·
Padron (Nicaraguense) ·
Mayorga (Nicaraguense) ·
Valencia (Honduras) ·
Don Melo (Honduras) ·
Te - Amo (Messico) ·
Ecc….. Da
notare che questa è la definizione moderna del termine puros che
originariamente veniva usato per indicare prodotti costruiti interamente (100%)
di tabacco per distinguerli da quelli che usavano anche la carta (come le
sigarette).
Dipende.
Se si pensa di fumare il sigaro in breve tempo si può a mio avviso lasciare
tranquillamente il sigaro nel suo contenitore, che tra l’altro aiuta a
prevenire sfogliamenti del rivestimento, e a mantenere un ambiente umido
all’interno. E’ anche più comodo il trasporto, specie se non si è muniti
di un humidor da tasca. Se invece si pensa di tenere i sigari nel proprio
humidor per più tempo (svariati mesi), è buona norma togliere il cellofan, e
permettere così al sigaro di respirare.
Beh,
direi svariati anni! Basti pensare che ci sono sigari prodotti da 20-30 anni o
più che se ben conservati sono ancora eccezionali, anzi con il tempo migliorano
omogeneizzando meglio la ligada e garantendo una fumata più tonda. Potremmo
quindi paragonare i sigari ai vini d’annata. Ovviamente ognuno ha il suo
palato e le proprie preferenze, per cui c’è chi preferisce sigari appena
fatti o viceversa chi gradisce sigari ben stagionati. Permettersi di fumare un
avana pre-Castro, non è però un piacere (se di piacere si tratta) riservato a
molti dati i prezzi non propriamente accessibili ai più, me compreso!
Se
si dovesse incappare nella disavventura del bicho (cosa più frequente di
quanto si possa immaginare), c'è solo una cosa da fare, sempre che i sigari
siano ancora recuperabili: congelarli.
Certamente,
basta non avere fretta! Il sigaro è un prodotto naturale, capace di assorbire
umidità. Basta mettere il "paziente" in un ambiente con il giusto
tasso di umidità e pian piano si riprenderà. La cosa fondamentale per un
corretto rinvenimento è fornire umidità gradualmente, mettendo i sigari in
ambienti gradatamente sempre più umidi fino a quello ideale (circa 70% u.r.).
È naturalmente vero che i sigari riumidificati non saranno come in principio,
avendo perso degli oli essenziali. Avremo generalmente una fumata più piatta e
meno complessa, ma pur sempre gradevole.
Diciamo
con le dovute precauzioni e limitazioni del caso. Le condizioni ottimali di
conservazione, sono 70% di umidità e 18°C circa. Ora, nei frigoriferi
domestici la temperatura è ben al di sotto dei 18°C, quindi è bene riporli
nel posto meno freddo, nel ripiano dove si tengono le verdure. Tenete comunque
presente che questa è una soluzione tampone, temporanea e che prima di fumare
è bene lasciare riposare il sigaro fuori dal frigo a temperatura ambiente per
qualche ora, per evitare che bruci male e si crepi o sfogli il rivestimento.
Ad
essere dei puristi io direi di si. Ogni sigaro ha un suo aroma derivante dagli
oli della capa, che sarebbe bene non intaccare con altri. La cosa che in pratica
però consiglio è semplicemente di separare sigari con aromi molto intensi e
decisi (vedi cubani), con altri dai profumi più delicati (vedi dominicani), che
ne risentirebbero. Volendo separare all’interno di una scatola diverse varietà
di sigari si possono inserire più divisori o in mancanza delle strisce di cedro
ricavate dai fogli presenti nelle scatole di vendita dei sigari.
Per
me il “Finale” è la parte conclusiva della fumata (che non necessariamente
corrisponde all’ultimo terzo). Lo considero “lungo” quando il sigaro
mantiene una organolettica pulita, costante, non inquinata dall’accumulo di
sostanze dal sapore acido che influiscono negativamente (catrame, nicotina,
ecc..) e “corto” nel caso contrario, quando ti “muore” improvvisamente,
diventa amaro e lo devi abbandonare.
|